domenica 29 aprile 2012

VORREI, VOGLIO. DEVO.


Tanti i passi fatti. Lo so. Sono consapevole. Conosco da dove sono partita. Mi sarei anche potuta perdere. La fragilità vincere sulla forza. Ora vorrei di più. Voglio di più. Alleggerire gli ultimi pesi, abbandonare zavorre, aprire le ali, ancora. Guardo i miei quadri. Mi perdo dentro. So che devo fare - voglio fare - questo. Non è un opzione. Qualcosa che posso scegliere. Devo. Me lo devo. E' il mio modo di svelarmi il mondo, di entrarci dentro, di masticarlo e respirarlo, di farne parte. Di fare la mia parte.
Per questo sento dolore quando passa troppo tempo senza toccare pennello, incollare, mettere insieme. Dare forma. 
Eppure accade.
C'è una parte di me che mette freni e dice: "ma chi te lo fa fare, chi ti credi di essere, ma vai a farti un giro invece di stare qui a tirare fuori ed impastare non si sa cosa".
Stasera vorrei abbracciarla forte.
Abbracciarla forte e dirle di avere fiducia. Che non c'è pericolo se mi metto in mostra: non cerco l'approvazione o plauso di nessuno. Non rischio delusioni.
E che - soprattutto - non mi perdo. Che continuerà ad esserci posto per tutto.
Per l'amore, per gli affetti, le responsabilità e il cazzeggio. Per tutto. Ma il posto più grande ora, finalmente deve essere per questo. Per fare quello che ho sempre saputo di volere fare. Perché i sogni diventino sostanza. Per essere. Felice, autentica. Intera. Sulla strada. La mia.

mercoledì 18 aprile 2012

CON TANTO AMORE

Te ne sei andato via in punta di piedi. Così come hai vissuto. Ho pensato spesso che fosse la tua preoccupazione più grande: non fare mai del male, stare al tuo posto, non arrecare danno, fastidio...
Te ne sei andato dalla mattina alla sera, in un soffio di ali e oggi che sono dieci anni (ed è buffo perché questa data spesso è passata senza che ne avessi consapevolezza) mi sono venuti in mente i tuoi occhi poco prima di perderti. Quella sera, nella luce ovattata dell'ospedale, ho visto nel tuo sguardo un'incredulità sconosciuta, un essere piccolo e indifeso come mai prima, davanti a nessuna prova. Ho visto sgomento, paura, rassegnazione, forse. Ho visto che chiedevi a me forza, e, per un attimo ti sono stata madre...E poi sono fuggita. E ora mi sembra di capire perchè.
Eri umorale, collerico, ipersensibile, attento, premuroso. Cordiale. Sempre pronto a renderti disponibile per aiutare, dare una mano. In pace quando intorno sentivi armonia, arreso davanti ai conflitti che gestivi con difficoltà.  
In casa guai a non farti sentire amato, considerato, coccolato. I momenti i più felici quando eravamo tutti insieme - noi - tu e le tue donne, magari in macchina (a tutte hai dato un nome: ci sono state la Lorenzina, la Clementina e poi ora ci vorrebbe mamma perchè non ricordo più!). Avevi preso la patente a quarant'anni passati e quando eri alla guida ti sentivi molto orgoglioso anche se sei rimasto sempre un pò imbranato. Sono convinta che ora un pò ti offendi...
Con Martina hai tirato fuori le tue parti migliori: ti sei fai piccolo insieme a lei e ne hai avuto cura con dolcezza infinita; quando corro sul viale delle Cascine, verso l'Indiano, mi torna in mente la passeggiata che abbiamo fatto io e te, vicini e complici, poche ore prima che lei nascesse...
Sei stato l'amore della mia infanzia e della mia adolescenza, il mio babbo affettuoso e bello, quello che giocava con me e mi portava in giro per musei, a scoprire bellezza.
Nei ruggenti anni ottanta le cose si sono fatte assai più difficili: avrei voluto un padre più uomo, più forte, più sicuro. Ma non era decisamente la tua storia, e a ripensarci è stato meglio così.
In alcune cose ti assomiglio molto: guido male come te, odio la burocrazia e sono onesta e ligia fino al parossismo.
Ho trovato il mio posto. Fino a qualche tempo fa anche a me sembrava di dare sempre noia e stavo attenta a non urtare nessuno...
Invece ora so che il mio posto è grande, bello, potente e ampio e non c'è proprio la possibilità che possa dar fastidio...
Chissà se nella dimensione in cui sei ora anche tu hai trovato il tuo.
Qui sono ancora in tanti a ricordare il tuo sorriso e la l'armonia che sapevi portare e a me fa tanto bene. 
Ciao babbino mio caro, è stato bello e importante scriverti stasera.
Con tanto amore.

Donatella


martedì 17 aprile 2012

FOSCO MARAINI E LE SIRENE DELL'ISOLA DI HEKURA

A volte mi rendo conto di quanto sia diventata grande dal numero di persone di statura che non ci sono più e di cui si festeggia il centenario della nascita...Una di queste è Fosco Maraini che ho avuto modo di incontrare in vari eventi pubblici prima della sua morte avvenuta a Firenze nel 2004.
Maraini era nato il 15 novembre del 1912 e quest'anno viene ricordato con una lunga serie di iniziative  (qui),  promosse dal Gabinetto Viesseux che conserva il ricchissimo archivio dello studioso.
Qualche giorno fa sono andata a curiosare fra le foto delle mostra - che mi ha molto toccata - in corso a Palazzo Medici Riccardi: "L'incanto delle donne del Mare". Una trentina di scatti bellissimi realizzati nel 1954 presso gli Ama, popolazione dell'isola di Hékura al largo delle coste centro occidentali del Giappone, dove le donne pescatrici si dedicavano alla raccolta di molluschi - in lingua locale awabi - scendendo in apnea fino a profondità di 20  metri.
Si tratta probabilmente del primo reportage etnografico subacqueo mai realizzato; Maraini, che pure era dotato di un corpo molto forte e atletico, incontrò nell'esecuzione notevoli difficoltà sia di tipo fisico che tecnico.
Il risultato di questo lavoro è una serie di immagini che mostrano donne solari e forti nel loro presente: l'immersione, ma anche i momenti che la precedono, la selezione dei molluschi, i bambini e la vita del villaggio con qualche raro uomo che si intravede in una moltitudine di donne.
Il mondo degli Ama non esiste più da molto tempo ma sembra essersi conservato intatto, regalo prezioso, nella nitidezza e nella luce delle foto di Fosco Maraini.


“L'incanto delle Donne del Mare. Fosco Maraini. Fotografie. Giappone 1954” 
Palazzo Medici Riccardi, percorso museale (primo piano) 
Via Cavour 1, Firenze 

La mostra sarà aperta dal 1 al 30 aprile 2012. 
Orario di apertura: tutti i giorni 9-18. 
Chiusa il mercoledì 

Biglietto (comprende l’intero percorso museale del Palazzo, compresa la “Cavalcata dei Magi” di Benozzo Gozzoli): 4€ (ridotto) - 7€ (intero)

giovedì 12 aprile 2012

MARZO DI CORSA

Cantando Marzo porta le sue piogge, la nebbia squarcia il velo, 
porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo, il riso del disgelo... 
Riempi il bicchiere, e con l'inverno butta la penitenza vana, 
l'ala del tempo batte troppo in fretta, la guardi, è già lontana, la guardi, è già lontana... 

                                    Francesco Guccini da "La canzone dei dodici mesi"


Marzo non di pioggie ma di sole caldo e giornate morbide, passato di corsa - questo si - ha lasciato la mia pagina di Blogger piena di post non finiti. Un cimitero di inizi senza seguito. E un vago senso di disagio per il lavoro rimasto a metà. Eppure questo blog è solo uno spazio di gioco e di memoria...
Prima che corra via, ancora più lontano, attacco qui un pò  di post-it di questo mese sospeso e strano, in cui mi ritrovo addosso parti "altre". Era tanto che le aspettavo, finalmente è tempo.


4 marzo, domenica. ARTOUR-O. Ho fatto la signora curiosando senza fretta nelle stanze di Villa La Vedetta, albergo ***** in magnifica posizione sul V.le dei Colli.
Arte contemporanea. Operazione coraggiosa che cerca la relazione tra artisti e committenza: la bellezza che diventa indispensabile là dove si lavora per creare qualcosa di nuovo. Cose interessanti, che emozionano, altri lavori meno densi. Su tutto la sensazione di guardare alle opere senza alcun senso di sudditanza, alla pari.


Compleanno sul prato, con un sole appena un pò timido. Fra le barbie e i peluche delle bimbe, pentole portate da casa e cibo acchiappato al super all'ultimo tuffo, che stona un pò, ma a volte servono i compromessi. Compleanno di Trilli, che è folletta, sa di buono, di semplicità, di tutti i "no problem" che vorrei fare miei. 


Bici. Ho aspettato un sacco di tempo, soppesando, aspettando quella giusta. E poi in un moto del tutto irrazionale, in un minuto, l'ho portata a casa. Ho sentito che saremo diventate amiche. Regalo. Perchè avevo voglia di una bici vera. Che quando pedali, va, e quando freni, frena, davvero. E ne sono felice. E guai a chi la tocca!!!!

Nonostante la paura, il ginocchio ferito, il braccio dolorante hai fatto viaggiare tutti in una dimensione di verità e bellezza. Perchè la musica e le parole nutrono e ancora di più la forza con cui riesci a portarle, l'emozione e la passione che ti scorrono dentro. Ti auguro di cantare, cantare, cantare ancora e portare poesia e grazia. E amore. Tutto l'amore che sei.

lunedì 2 aprile 2012

TE' DELL'IMPERATORE

Non me la passo particolarmente bene in questi giorni; niente di particolare ma sono in affanno continuo. Fuori ritmo. Il mondo va e io non  trovo il passo giusto per andare insieme. Troppo lenta, troppo distratta, imprecisa, confusa. Faccio una fatica assurda a fare qualsiasi cosa. Anche per scrivere questo post alla fine non trovato le informazioni che avrei voluto...ma non importa. Ho bisogno di fare una cosa che sia una e allora lo scrivo così, come viene, e che il cerchio del "non riuscire a fare" si rompa! Allora ho sentito parlare di un tè che si chiama "Tè dell'Imperatore". Incuriosita sono andata ad acquistarlo in un negozio specializzato e l'ho regalato all'Amore per S. Valentino. Fra le qualità disponibili ho scelto "Golden Hearth" che ha appunto la forma di un piccolo cuore. Le foglie sono pressate e cucite fra di loro e una volta a contatto con l'acqua calda si aprono offrendo la vista di un fiore che pian piano prende forma.
Una sorta di piccolo miracolo che abbiamo osservato affascinati come bambini, davanti ad una magia mai vista. Gioco di un pomeriggio qualunque, sereno e tenero. Il tè molto buono: leggero, aromatico. Coccola per il palato e  per lo spirito.

P.s.: ho perso anche due foto su quattro, ma non importa, al diavolo, pubblico lo stesso!!!!!

mercoledì 21 marzo 2012

SPAZIO

 Spazio spazio, io voglio, tanto spazio  
 per dolcissima muovermi ferita:  
 voglio spazio per cantare crescere  
 errare e saltare il fosso  
 della divina sapienza.  
 Spazio datemi spazio  
 ch’io lanci un urlo inumano,  
 quell’urlo di silenzio negli anni  
 che ho toccato con mano. 
Alda Merini - Spazio 

In ricordo di una donna libera.

martedì 20 marzo 2012

PRIMAVERA STELLATA


Nella notte entreremo
a rubare
un ramo fiorito.
*
Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra. 
**
Ancora non se n'è andato l'inverno,
e il melo appare
trasformato d'improvviso
in cascata di stelle odorose.
***
Nella notte entreremo
fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.
****
E cautamente,
nella mostra casa,
nella notte e nell'ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.
Il ramo rubato Pablo Neruda

Un'altra Primavera che si apre e noi due vicini. Felicità, gratitudine, leggerezza, euforia fanno capriole dentro di me; occhi, mani, pelle ridono di una gioia che non si può contenere. Di più non riesco a dire, ma tu sai bene.
Buona Primavera Amore Mio.


domenica 18 marzo 2012

CARI PESCI...AMICI CARI...


I compleanni vanno festeggiati. Va reso onore al tempo che passa, al regalo dei giorni che si stratificano e costituiscono la nostra Storia. Ieri sera è stata l'occasione di una bellissimo momento, passato insieme agli amici "Pesci" che hanno finito gli anni in questi giorni. Tutti stretti intorno al tavolo, nel calore della cucina che le mani di Massimo e dei figli hanno costruito. Con tanto amore che danzava intorno, dentro, sopra, sotto, dappertutto...così denso che sembrava quasi di toccarlo. Con tanta gratitudine per questa amicizia che attraversa gli anni e che ci fa sentire parte di una famiglia unica e speciale. Sono così felice di avervi vicino!

venerdì 9 marzo 2012

PIANTATE IN TERRA COME UN FAGGIO O UNA CROCE: ELISABETTA SALVATORI RACCONTA DI CATERINA DA SIENA E DI BEATRICE DI PIAN DEGLI ONTANI

Immagine tratta dal sito: www.teatro.org

Ho conosciuto Elisabetta Salvatori qualche anno fa, invitata ad un suo spettacolo, "La Bella di Nulla", da un'amica. ". Da allora, quando so di un nuovo lavoro corro ad ascoltarla.
Elisabetta è esile, ha lunghi capelli scuri - con cui apre e chiude il viso - , luminosi occhi verdi. Piedi nudi, a tenere ben salda la scena, e mani che parlano con lei. Una voglia proprio vicino alla gola che il suo vestito di scena - bianco, ampio, dolcemente scollato - mette in evidenza. Una voglia che sembra segno del suo destino di "cantora", di raccoglitrice di storie. Perché è questo che Elisabetta con passione, rispetto, amore fa ormai da molto tempo. Cerca storie. Le avvicina, le fa scorrere dentro, le percorre, le mastica, le impasta, le rivolta, se ne colora tutta e poi pian piano, sulla scena spoglia - soltanto lei, un violino discreto, le luci - ce le restituisce attraverso la sua bella voce, le parole, il canto.
Questa volta parla di due donne: Caterina e Beatrice. L'una Santa, l'altra Poeta.
Donne di Toscana, vissute lontano, nel tempo e nello spazio, accomunate da rimandi che la sensibilità di Elisabetta ha saputo riconoscere. Di tutti, uno è arrivato al cuore: "entrambe non hanno paura di morire...".
Un tessere apparentemente arduo che seguendo la narrazione un pò ti chiedi come le sia venuto in mente. Ma l'esercizio riesce. E non perdi una parola. Guardi Beatrice che contempla il cielo dell'Appennino e un attimo dopo hai davanti Caterina persa nel volto del suo Dio. Tutto vola via in un soffio, e alla fine dello spettacolo ti ritrovi con un emozione che non sai contenere e le lacrime che vengono giù da sole. E provi un grande senso di riconoscenza verso Elisabetta: per il suo lavoro, per la lievità con cui restituisce e fa rivivere una storia comune, perché niente è così bello che andare a toccare le Radici. Grazie Elisabetta, grazie e ancora grazie. Racconta ancora per tutti noi...


P.s.: segnalo questa bella intervista ad Elisabetta per chi volesse approfondire la sua conoscenza. 

mercoledì 7 marzo 2012

CORSA E LETTURA: UNA FAVOLA!

Correre mi piace, di leggere non posso fare a meno e cerco di farlo in ogni momento libero. Ora ho scoperto che posso godere del piacere della lettura anche mentre mi alleno. Ci riflettevo già da tempo, spronata anche dall'articolo di Federico Rampini pubblicato su D di Repubblica. Tergiversavo però, pensando che avrebbe tolto forza ed efficacia alla corsa e - visto che non sono propriamente una lepre - mi dispiaceva diluirmi ulteriormente. E' stato molto bello invece farmi accompagnare dall'ascolto, senza perdere niente della "prestazione" sportiva. Per la prima esperienza ho letto, sorry, ascoltato, attraverso la voce di Margherita Buy "Mal di Pietre" di Milena Augus. Nel buio di una sera tarda, la voce serena e la vicenda piena d'incanto e di malinconia che si dipanava piano piano, mi hanno condotta fino alla fine dell'allenamento, azzerando la fatica e rendendo il piacere della corsa ancora più pieno, tondo, ricco. Si è vero, ogni tanto ho perso qualcosa - nei punti più a contatto con il traffico il rumore esterno soverchia quello delle parole - e forse quando leggi con la tua voce il potere immaginativo è più forte, ti appartiene di più, ma ho trovato molto interessante anche perdermi nelle sonorità di un altro, farmi un pò cullare. Come da bambina, quando, prima del sonno, il babbo mi leggeva le favole...

mercoledì 29 febbraio 2012

FEBBRAIO, PRIMAVERA, QUASI...

Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino,
ma nei convitti e in piazza
lascia i dolori e vesti da Arlecchino,
il carnevale impazza, il carnevale impazza...



L'inverno è lungo ancora, ma nel cuore

appare la speranza

nei primi giorni di malato sole
la primavera danza
la primavera danza...
Francesco Guccini da "La canzone dei dodici mesi"


Due settimane fa freddo pungente e un Paese schiacciato dalla neve; ora mi guardo allo specchio e trovo che gli occhi brillano di più sulla pelle già un pò ambrata. Pelle abbronzata al sole, di mare. Uno dei nostri week end lunghi, sempre regali preziosi, ancora di più se come questa volta, inaspettatamente, riusciamo anche a fare scorta di luce e di calore. Forse la primavera non è così lontana.




lunedì 27 febbraio 2012

LIBRARSI: LEGGERE E' BELLO, IN COMPAGNIA ANCORA DI PIU'



Fin da piccola ho amato la lettura. Da bambina solitaria e inquieta quale ero i libri sono stati la compagnia più bella e stimolante che potessi desiderare; facile, sempre pronta e disponibile. Pozzi indispensabili a cui attingere per cercare di capire qualcosa di me e del mondo...Non sono stata mai una lettrice particolarmente attenta o analitica, piuttosto un'onnivora che cerca il contatto con le cose attraverso la parola scritta. Nel libro inseguo il piacere della storia, riflessioni sui temi che mi stanno a cuore, le sfumature del linguaggio, la musica delle parole. Spesso non ricordo neanche bene il titolo o anche l'autore di quello che ho letto anche da poco tempo: tengo piuttosto l'emozione, la luce, il ritmo, gli odori e i sapori, il momento in cui quel testo ha incrociato il mio cammino...
Da qualche tempo il piacere di leggere ha trovato "un indirizzo nuovo": quello di Librarsi, gruppo di lettura con cui ogni mese mi trovo a condividere qualcosa delle mie scoperte. L'appuntamento è ogni primo martedì del mese (qui il resoconto scritto dal nostro coordinatore Toni sull'ultimo incontro) alle 21.30, presso la Sala Contemporanea della Biblioteca dell'Oblate e le regole sono: 
Portare un testo (fotocopiato in una decina di copie) di - meglio - una, due pagine al massimo di narrativa o poesia - niente saggi -, senza che, possibilmente, compaia il nome dell'autore;
Leggerlo, dare poi una breve motivazione del perché lo avete portato rimanendo ancorati a quel testo - senza sconfinare nella vita e le opere dell'autore - e breve discussione. E via andare. Senza difendere ad oltranza quel testo, lasciarlo in balia degli altri lettori, e possibilmente non ri-intervenendo. E avanti un altro.
Il gruppo è delizioso, senza nessun tipo di presunzione o boria, i personaggi che lo compongono variamente e curiosamente assortiti, interessantissima la possibilità di entrare in contatto con generi letterari che difficilmente sceglierei autonomamente (come per esempio la letteratura finlandese tanto amata da Marco), stimolante l'impegno di condividere con altri il piacere (o il dispiacere) delle cose lette.
Se anche voi siete dei lettori in zona Firenze o limitrofe (Toni viene da Lucca!!!) vi invito a partecipare almeno ad un incontro per prova, vedrete che sarà una serata divertente e ben spesa!


Se vi ho minimamente incuriosito il prossimo incontro è fissato per martedì 6 marzo alle 21,30. Vista la vicinanza con l'8 marzo per questa volta abbiamo - eccezionalmente - un tema: "La Donna"
Portate un brano se ne avete voglia o, semplicemente, intanto portate voi e il vostro amore per i libri!





domenica 26 febbraio 2012

PASSO: AMBRA SENATORE AL CASTELLO PASQUINI

Dallo spettacolo "Passo" di Ambra Senatore. ph. Duni Sapienza
“…lo spettatore viene condotto in un mondo dove hanno diritto di cittadinanza l’errore e la caduta, il fuori tempo e l’imbarazzo e il vuoto di memoria…”

Questa è parte della presentazione dello spettacolo “Passo” di Ambra Senatore ricevuta qualche giorno fa in posta elettronica. Questo il mondo a cui, sempre di più, desidero dare spazio e respiro: un mondo con diritto di cittadinanza anche per chi non è competitivo, capace di performance, imperfetto…E’ stato quindi inevitabile essere incuriosita da queste parole, senza capire neanche esattamente se si trattasse di danza o di teatro…
In una notte dolce, quasi di primavera, ci siamo trovati con l’Amore nella tensostruttura del Castello Pasquini di Castiglioncello, avvolti dalla malia di uno spettacolo dove c’è tanta danza ma anche tanto teatro.
Capelli scuri e abitino verde petrolio, il primo personaggio è già sulla scena quando entrano gli spettatori; il primo e poi il secondo, il terzo e così via…in un’identità moltiplicata di cui si perdono i contorni, femminile e maschile si mescolano, relazioni si creano e si rompono. Pian piano lo spettacolo si "apre", catturando sempre più nel ritmo del movimento, nei cambi della musica, nel silenzio. Nella storia intravista, colta per un attimo e un attimo dopo già sfuggita…Non sono esperta né di teatro né tanto meno di danza, probabilmente ho capito molto poco, ma sono rimasta affascinata fino all’ultimo da un lavoro denso, poetico e originale. E poi vedere uno spettacolo dal vivo è sempre troppo bello!

sabato 25 febbraio 2012

NIMBUS 13: LE MIGLIORI!

Mi piace correre. Non mi preoccupo molto di tempi e prestazioni ma soprattutto del godimento e del nutrimento che conquisto attraverso la corsa. Ormai sono quasi cinque anni che ho messo le scarpe da running ai piedi e non le ho più tolte. E a proposito di scarpe, anche se non sono una runner raffinata, percepisco quando è il tempo di sostituirle e quali sono quelle che meglio di altre corrispondono alle mie esigenze. Sono felicissima del mio ultimo acquisto. Cercavo un prodotto un po’ meno caro, ma una volta provate non è stato possibile tornare indietro. Sono le Nimbus 13 della Asics. Scarpe leggere, molto fascianti e sostenute sull'arco plantare, con allacciatura asimmetrica. Effetto guanto. Tanto fascianti che dopo la prima corsa, 10 km circa, avevo i piedi doloranti. Le ho portate un paio di volte per andare a lavoro e alla corsa successiva non ci sono stati problemi. E ora me le godo. Come mai era successo prima sento la differenza nelle scarpe. Come nella bella corsa di oggi, sul lungomare di Castiglioncello. Ottima aderenza e ottima spinta; poi sono anche belle, e anche questo è un piacere... 

venerdì 17 febbraio 2012

MINNIE: SPILLA DI CARTA



Minnie: spilla di carta by Duni Sapienza
A proposito di gioielli mi è venuto in mente di far vedere meglio la spilla che illustra il post di ieri. Si chiama "Minnie" è stata realizzata in carta pressata e dipinta con acquerelli e acrilici. I vari strati sono fermati fra loro attraverso una perlina bianca e un filo di lana che ne riprende i colori e che poi svolazza leggero, come una piccola coda. Ultimamente la sto portando parecchio, mi piace avere addosso qualcosa che è uscito dalle mie mani, che parli di me.
Niente, solo un pensiero veloce....

giovedì 16 febbraio 2012

GIOIELLI AL MARINO MARINI


Che dispiacere quando vengo a conoscenza di qualcosa d'interessante che però mi sono persa!!!
Come  questo ciclo di conferenze sul gioiello contemporaneo che "Le Arti Orafe Jewellery School", in collaborazione con il Museo Marino Marini di Firenze (P.zza San Pancrazio), ha tenuto a partire dallo scorso mese di gennaio. Purtroppo rimane solo l'ultimo incontro, che si prospetta molto interessante:
Giovedì 23 febbraio 2012 ore 17.00
"Il gioiello come ricerca artistica: la seconda generazione (1970-1980)
 Gijs Bakker, Giampaolo Babetto, Gerd rothmann, Peter Chang
La conferenza, a cura di Maria Cristina Bergesio, si terrà presso il Museo Marino Marini, la durata prevista è di circa due ore, con proiezione di diapositive. L'ingresso è libero ma occorre prenotare presso la segreteria della scuola (055.2280831 o all'indirizzo segreteria@artiorafe.it) comunicando nominativo e recapito telefonico.


sabato 11 febbraio 2012

ANNA MARIA LUISA DE' MEDICI E IL "PATTO DI FAMIGLIA"




La Galleria degli Uffizi vista dal Corridoio Vasariano


Anna Maria Luisa, Elettrice Palatina, è stata l'ultima rappresentante della famiglia fiorentina dei Medici. Alla sua morte, avvenuta a Firenze il 18 febbraio del 1743, si estinse definitivamente il ramo principale della casata. A questa donna colta, appassionata d'arte e di antiquariato, intelligente e moderna si deve il cosiddetto "Patto di Famiglia", che stabiliva che i Lorena, la famiglia succeduta ai Medici nel governo della città, non potessero trasportare "o levare fuori della Capitale e dello Stato del GranDucato ... Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose... della successione del Serenissimo GranDuca, affinché esse rimanessero per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri". Questo vincolo lungimirante ha permesso che l'immenso patrimonio artistico e culturale raccolto nel lungo periodo di dominio dei Medici non andasse disperso, e costituisse buona parte della ricchezza di Firenze. In segno di riconoscenza e gratitudine, ogni anno la città ricorda Maria Luisa in occasione dell'anniversario della morte. Quest'anno il Comune propone visite guidate all'Opificio delle Pietre Dure e al Museo delle Cappelle Medicee con concerto nella Cappella dei Principi (qui). 
Le iniziative vanno prenotate: chi è interessato si faccia avanti!

Inoltre ingresso gratuito anche nei seguenti Musei Civici:

Museo di Palazzo VecchioPiazza Signoria orario di apertura: 9.00 – 19.00
Cappella BrancacciPiazza del Carmine 14 orario di apertura:10.00 – 17.00
Museo Stefano Bardinivia dei Renai 37 orario di apertura: 11.00 – 17.00
Fondazione Salvatore RomanoPiazza Santo Spirito 29 – Orario di apertura: 10.00 – 16.00
Museo di Santa Maria NovellaPiazza Santa Maria Novella Orario di apertura: 10.00 – 16.00

N.B.: sapevo che il 18 febbraio anche agli Uffizi fosse offerto l'ingresso ai fiorentini ma non ho trovato riscontro alla notizia. Se siete informati condividete!


venerdì 10 febbraio 2012

I PONTI, I PETTIROSSI, LA CORSA E IL BLIZZARD CONTRO



Si, forse più tardi. O stanotte; e domani sarà un sabato bianco, uno di quei giorni in cui rimanere rintanati in casa, semplicemente. Ma per ora niente neve, solo Blizzard, vento dell'est, forte, ghiaccio e deciso, che entra prepotente in ogni spazio lasciato libero. Consapevole ero consapevole, del freddo certo, ma anche del fatto che erano veramente troppi giorni che non mi decidevo a correre un pò per cui, di buon mattino (meglio non mettersi a fare altro se no è finita!), approfittando del giorno di part-time, mi sono buttata fuori di casa e sono andata ad allenarmi un pò alle Cascine. Tenuta veramente raccattata: autoreggenti sotto i pantaloni da corsa più pesanti che possiedo (ma quelle per fortuna rimanevano nascoste), indumenti tecnici dell'Amore, che lui è più attento ed attrezzato di me: maglietta intima rosso fuoco sotto e, sopra, maglia termica nera e gialla (molto più giallo foscorescente che nera, taglia "s" ma da uomo, praticamente effetto "vestitino") cappello di pile in testa (io i cappelli non li sopporto proprio ma con queste temperature smettono di essere un optional) e gli amati scaldamuscoli - che in questo periodo uso in tutti i modi possibili- a proteggere le braccia. Così bizzaramente bardata (sperando di non incontrare visi conosciuti) sono scesa in strada e nonostante tutte le attenzioni al vestiario ho subito sentito che sarebbe stata dura. Ma una volta fatto il primo passo, gli altri vengono da sé per cui mi sono detta: l'importante è muoversi un pò; arrivo alla passerella dell'Isolotto e torno indietro...  Alla passerella il freddo brutto ormai era passato, e ho potuto rilanciare: arrivo almeno al ponte della tranvia, e da lì a quello della Vittoria, che arrivata lì ci vuole niente, giusto cinque minuti, anzi anche meno. Generalmente la mia soglia sono i trenta minuti. Se riesco a correre quelli, dopo, mi sembra di andare in discesa: i muscoli sono sciolti e morbidi, il respiro ha trovato il ritmo, la beatitudine della corsa ha preso  il posto dei capricci della mente che è sempre pronta a sentenziare: ma chi te lo fa fare? Certo, chi me lo fa fare? La gioia che sento nel poggiare i piedi e la spinta che tutto il corpo riceve, la percezione che ho del bacino, dove assorbo centratura e forza, il movimento delle braccia che dondolando intorno al corpo, lo proteggono e ne hanno cura. Lo sguardo che spazia libero e gode di quello che ha intorno (tanti pettirossi stamani mattina e anche un magnifico, grande, airone che volteggiava sull'Arno) e i pensieri che saltellano liberi da uno spazio all'altro, regalandomi intuizioni inattese e assolutamente originali. E la voglia di buttare le possibilità sempre un pò più là: questa mattina il "pò più in là" è stato il quarto ponte. Ormai, mentre correvo in direzione di casa, me lo vedevo venire incontro sempre più vicino, ben oltre l'allenamento programmato, ma comunque più che fattibile. E alla fine al ponte all'Indiano ci sono arrivata; il difficile, da lì, è stato coprire la strada per tornare a casa. Vento contro, glaciale, dritto nello stomaco, gambe che ormai stanche facevano fatica a reperire l'energia necessaria per andare avanti. Ad un certo punto ho pensato: ora mi vengono a raccattare qui, piegata in due e mezza congelata. Poi per fortuna ho letteralmente "svoltato" e tutto è diventato più semplice, fino alla porta di casa e alla doccia bollente: mai assaporata e goduta a fondo come oggi!

domenica 5 febbraio 2012

L'ACCABADORA: LA VITA E LA MORTE NELLA SARDEGNA DEGLI ANNI CINQUANTA

"Sei nata tu forse da sola, Maria? Sei uscita con le tue forze dal ventre di tua madre? O sei nata con l'aiuto di qualcuno come tutti i vivi? [...] Altri hanno deciso per te allora, e altri decideranno quando servirà di farlo. Non c'è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri ad ogni angolo di strada. [...] Io sono stata l'ultima madre che alcuni hanno avuto".
Michela Murgia, L'Accabadora, Einaudi 2009

L'ultima madre, "l'Accabadora", colei che finisce, che prende nelle sue mani la responsabilità di far accadere le cose quando "non accadono da sole". E' Bonaria Urrai, la vecchia sarta di Soreni, alta, segaligna, vestita dalla lunga gonna tradizionale e protetta da un ampio scialle di lana nera, donna di poche parole e pensieri precisi, temuta e rispettata da tutta la comunità. 
La storia è piuttosto lineare: un paese rurale della Sardegna negli anni '50, una donna mai sposata e senza figli e un'altra, vedova, che di figlie ne ha anche troppe e la "quarta", Maria, è proprio in più. Maria che ruba ciliegie ed è curiosa del mondo e che nella casa di Bonaria (della quale diventa "fill'e anima") trova spazio e rispetto, impara a cucire e ricamare, può studiare e colmare il suo desiderio di sapere. Ogni tanto Bonaria si assenta, spesso durante la notte, ma ci vorranno molti anni prima che la ragazzina scopra la ragione di quelle assenze. E sarà lei - a sua volta - dopo un percorso di consapevolezza tormentato e doloroso, ad aiutare Tzia Bonaria a lasciare il corpo terreno.


Il libro è uscito ormai da qualche anno ma l'ho letto solo ora: sono rimasta letteralmente incollata alle pagine, curiosa soprattutto che l'autrice ne svelasse piano piano il tema. Michela Murgia ha innanzitutto il merito, in quest'oggi in cui vecchiaia e morte sembrano il tabu' più grande, di restituirci un pezzo recente della storia del nostro Paese in cui c'era ancora una saggezza profonda che sapeva scegliere "mai, o quasi, dubitando, di non essere capace di distinguere tra la pietà e il delitto" quando la vita dell'altro meritava il rispetto di essere aiutata a lasciare andare il corpo, né più né meno come la levatrice, al momento giusto, lo aveva accolto in questa dimensione. Eutanasia? Direi rispetto, semplicemente rispetto...e umiltà, e pietà.
Scrive anche bene la Murgia; talvolta con frasi così precise e scolpite, da sembrare versi. Peccato che il romanzo risenta di una certa discontinuità, con capitoli molto belli a cui seguono altri meno riusciti. In generale tutta la prima parte del libro appare più risolta, mentre il finale è appensantito soprattutto dalle pagine ambientate a Torino, che sembrano quasi un appendice inutile alla storia. Anche il tratteggio delle due protagoniste mi è apparso un pò troppo semplificato e avrei voluto sapere di più dei chiaroscuri dell'anima di Bonaria e Maria. Ma a parte le considerazioni stilistiche, questa storia di donne e di vita (dove fra l'altro viene trattato anche il tema dell'adozione) è comunque uno dei libri più belli che ho incontrato nell'ultimo periodo e lo consiglio caldamente!
Con questo freddo cosa c'è di meglio di divano, plaid, tazzona di tè caldo e un buon libro?
Buona lettura e buona domenica a tutti!









mercoledì 1 febbraio 2012

NEVE BAMBINA

Alla fine è arrivata, per la gioia del Sindaco che da giorni aveva messo in campo tutte le misure possibili per lavare l'onta della pessima figura fatta il 17 dicembre 2010, quando tutta la città era rimasta paralizzata per ore. Ma questa è stata neve leggera, neve bambina, che ha appena imbiancato tetti e prati ed è svanita in poche ore. Giusto il tempo di farsi godere un attimo, scattare due foto e già non c'era più. Chissà se ne prossimi giorni tornerà a trovarci...?